Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XV.djvu/78

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70 ATTO QUARTO

E se lo zio indiscreto non pensa alla nipote,

Da cavalier prometto formar la vostra dote.
Marianna. Dote a me si promette? Marianna accompagnarsi
Con tal maschera in volto? (alquanto sdegnata)
Fernando.  (Principia a riscaldarsi).
Marianna. Signor, per questa parte ringrazio il vostro zelo.
Mio sposo è don Luigi, me l’ha concesso il cielo.
Quand’ebbe la mia fede, dote a me non richiese;
Dopo il primier contratto, son vane altre pretese.
La dote ch’io gli porto, è d’ogni ben maggiore,
Sangue illustre gli reco, ed illibato onore.
Fernando. Ma il legame col Duca non fu da voi troncato?
Non fu de’ vostri impegni il foglio lacerato?
Marianna. Ecco, signor, l’inganno, che di smentire io spero.
Sciolto si crede il Duca, ma non si crede il vero.
La fè che mi ha promessa, la fè che mi ha giurata,
A una fragile carta non fu raccomandata.
Di una nobile figlia, di un cavalier d’onore,
I nuziali contratti si scrivono nel cuore.
Cosa inutile è il foglio. Formano gli sponsali
Di due liberi cuori le volontadi eguali;
E il nodo indissolubile a sciogliere non basta
Di un solo il pentimento, se l’altro vi contrasta.
Chi scioglier la sua fede pretende a mio dispetto,
Con un pugnale in mano dee lacerarmi il petto;
E con il vivo sangue del seno mio trafitto,
Dee cancellar quel nome, che nel mio cuore è scritto.
Fernando. (Cresce il furor; cerchiamo la via di moderarlo).
Se un eccessivo amore....
Marianna.  Ora d’amor non parlo.
Mi ami, o non mi ami il Duca, per lui mi acccende il core
Sdegno, affetto o vendetta: quel che ragiona, è onore.
Signor, chi è la fanciulla, di cui con chiare note
Si vuol comprar l’onore a prezzo di una dote?