Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XV.djvu/91

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IL PADRE PER AMORE 83

SCENA XI.

Beltrame e detti.

Beltrame. Signore, è il capitano.

Fernando.  Venga pur quel ribaldo.
Beltrame. Col servitor sen viene del cavaliere Ansaldo.
Luigi. Tremo non sia la trama del mio germano audace.
Ah, s’egli è ver, non speri ch’io lo sopporti in pace.
Fernando. Va il ministro di guerra a rintracciare in Corte:
Di’ che la regia guardia spedisca a queste porte;
E un uffizial destini con ampie commissioni
Di eseguir prontamente le mie disposizioni. (a Beltrame)
Beltrame. Corro immediatamente con un piacere estremo.
A me frusta e galera? or ora lo vedremo. (parte)
Placida. Signor, vi raccomando la mia riputazione.
(a don Fernando)
Isabella. Il mio cuor, la mia vita. (a don Fernando)
Luigi.  Eccolo il rio fellone.

SCENA XII.

Fabrizio, Pasquale e detti.

Fabrizio. Signore, il mio padrone in nome suo mi manda,

E questo galantuomo di cuor vi raccomanda.
Egli verrà fra poco a riverirvi, e intanto
Spedisce don Roberto che premegli cotanto,
Essendo un capitano a lui subordinato.
Con lettere di Spagna a lui raccomandato.
Luigi. Un’anima plebea, che di mentir s’avvisa,
Ostenta indegnamente la militar divisa;
E il protettore ardito, che a lui serve di scorta,
Coi perfidi consigli a delirar lo porta.
Fernando. Duca, a me, compatite, rispondere si aspetta.
Il cavaliere Ansaldo saprà i miei sentimenti.
(a Fabrizio)