Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/140

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Ferdinando. Si potrebbe saper

Da voi, chi l’abbia scritto?
Felice. Se el so, noi voi saver.
Ferdinando. Ah sì, voi siete quella che arde per me nel seno.
(a siora Felice)
Felice. El s’inganna de grosso, sior forestier, dasseno.
Ferdinando. Dunque voi siete quella che amor per me vi sente.
(a Marinella)
Marinetta. Sior forestier, dasseno, no lo gh’ho gnanca in mente.
Ferdinando. Quand’ è così, potete andarvene di qua.
Felice. Oh che bella creanza!
Marinetta. Che bella civiltà!
Felice. Xelo elo el patron?
Marinetta. Comandelo qua drento?
Alle donne civil se fa sto complimento?
Ferdinando. Ma se voi vi credete di corbellar con me...
Felice. Gnanca no se esebisse un strazio de caffè?
Ferdinando. Subito, volentieri. Caffè. (farle)
Nicolò. Vengo a servirla.
Ferdinando. (Se si cava la maschera, potrò almeno scoprirla).
Voi lo berrete ancora. (a Marinella)
Marinetta. Farò quel che farà
La mia compagna.
Ferdinando. Brava. Ci ho gusto in verità.
Nicolò. Servide del caffè. Se voile comodar?
Ferdinando. Favorite sedere.
Felice. No me voggio sentar.
Marinetta. Gnanca mi.
Ferdinando. Molto zucchero? (a Felice)
Felice. Piuttosto in quèmtità.
Ferdinando. Così?
Felice. Ancora un pochette.
Ferdinando. E voi? (a Marinella)
Marinetta. Poco me fa.
(Nicolò versa il caffè)