Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/146

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Intesi da ciascuno lodarle in ogni parte.

So che di farsi amare onestamente han l’arte,
E so che i forestieri che furo in questo loco,
Della lor gentilezza si lodano non poco.
A me, per mia sventura, sinor mi è capitato
Gente da cui mi vedo deriso e beffeggiato.
Anche Marina istessa m’insulta e mi corbella?
Ma chi sa poi se è vero, e se Marina è quella?
Farmi ancora impossibile, che donna sì gentile
Possa a un uom corrispondere con animo si vile.

SCENA V.

Silvestra e detto, poi NiCOLÒ.

Silvestra. (Le cerco, e no le trovo. Dove sarale andae?)

Chi sa, ste frasconazze dove le xe imbusae (’)).
Ferdinando. (Chi scrisse questo foglio tento scoprire invano.)
Ecco qui un’altra maschera col solito galano).
Silvestra. (Oh, in verità dasseno el forestier xe qua,)
Che sul festin giersera ha tanto chiaccolà).
Ferdinando. Megli’ è ch’io me ne vada, pria d’impazzire ancora).
(in atto di partire)
Silvestra. La diga. (lo chiama)
Ferdinando. Mi comandi.
Silvestra. Vaia via?
Ferdinando. Sì, signora.
Silvestra. La senta una parola.
Ferdinando. Posso servirla in niente?
Silvestra. Tutto quel che la voi.
Ferdinando. (Questa è più compiacente).
Vuole il caffè?
Silvestra. Son sola, daresto el beveria.
Ferdinando. Non basta un uom d’onore sia seco in compagnia?
(1) Nascoste, intanate. Da buso, buco. V. Patriarchi e Boerio.