Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/246

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Felicita. Mi vuol bene Leonardo.

Costanza. E lo meritate.

Felicita. Non è così? (a Leonardo)

Costanza. Non è vero? (a Leonardo)

Leonardo. Siete due gran demoni, signore mie.

Felicita. Non avete niente che fare questa mattina?

Leonardo. Sì, pur troppo ho da fare. Andiamo a casa.

Felicita. Per ora io non ci vengo.

Costanza. Resta a desinare con me.

Felicita. Siete contento?

Costanza. Signora sì; è contentissimo.

Felicita. Grazie, signor consorte.

Costanza. Dategli le sue chiavi.

Felicita. Oh sì, ha ragione. Tenete. (gli dà le chiavi)

Costanza. Non state incomodo.

Felicita. Andate pure.

Costanza. Divertitevi bene.

Felicita. Si rivedremo stassera.

Leonardo. Vado via confuso, stordito, che non so dove mi abbia la testa.

SCENA VII.

Costanza, Felicita, Luca e Battistino.

Felicita. Mi avete fatto ridere veramente.

Costanza. Così si fa. Che serve cogli uomini gridare e taroccare? Con la buona grazia si fa più, e si arrischia meno.

Battistino. (Pasquina non è tornata con loro), (da sè) Signore mie, mi saprebbero dire di Pasquina?

Felicita. (Ecco quest’altro sciocco). (a Costanza)

Costanza. (Divertiamoci), (a Felicita) Come! non sapete niente di Pasquina?

Battistino. lo non so niente.

Costanza. Non sapete che cos’ha fatto?

Battistino. Povero me! Che cosa ha ella fatto?