Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/297

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Prosdocimo. Ditemi in cortesia, s’io prendo un tal impegno,

Vi può essere il caso che alcun si muova a sdegno?
Fernando. Certo che si potrebbe destar qualche sospetto.
Prosdocimo. Quando vi son pericoli, più volentieri accetto.
Io soglio andare in traccia di risse e di rumori,
Lo so quai precipizi soglion produr gli amori.
Accetterò l’impegno con patto e condizione
D’ammazzare a drìttura chi al suo voler si oppone.
Fernando. Di lei probabilmente si opponerà il marito.
Prosdocimo. Si opponga anche il demonio, accetterò il partito.
Chi è la donna, signore?
Fernando. La Marchesa del Sale.
Prosdocimo. Cospetto! suo marito è un cavalier bestiale.
(con qualche timore)
Fernando. Ma il Marchese suo sposo in Napoli non è.
Prosdocimo. No? Son qui, comandatemi, fidatevi di me.
Fernando. Di voi ha fatto scelta il Conte amico mio.
Perchè sa chi voi siete, e vi conosco anch’io.
Oltre il vostro coraggio, si sa pubblicamente.
Che voi solete in casa andar frequentemente,
E si sa che Regina, serva della Marchesa,
Volentieri vi vede, e che di voi s è accesa.
Dunque con questo mezzo, e col sottile ingegno.
Potete compromettervi di riuscir nell’impegno.
Prosdocimo. Niente è a me diffìcile; ma almen saper vorrei:
Che cosa vuole il Conte; cosa ho da dire a lei?
Fernando. Vi confido l’arcano: ei la Marchesa ha amata.
Pria che fosse al Marchese dal genitor legata.
Ella gli corrispose, fin che libera fu;
Dopo ch’ è maritata, con lui non tratta più.
Ed egli, per non essere di casa discacciato.
Della di lei cognata si è finto innamorato.
Trovandosi in impegno un dì fra quelle porte,
Donn’Angiola al Marchese richiesta ha per consorte,
Ma poi di ciò pentito, pien di mestizia ha il seno,