Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/307

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Regina. Due zecchini per me?

Prosdocimo. Subito te li porto.
Regina. Se fossero almen tre.
Prosdocimo. E non conti per nulla aver al tuo comando
Un uom che alle occasioni sa adoperare il brando?
Un uom, che se qualcuno ti dà qualche molestia,
E capace di farlo morir come una bestia.
Regina. Appunto avrei bisogno di far star a dovere,
Con un po’ di paura, di casa il cameriere.
Prosdocimo. Dimmi, cosa ti ha fatto?
Regina. Sposarmi ei mi ha promesso,
Mi ha data la parola, e poi mi manca adesso.
Prosdocimo. Dov’è costui?
Regina. Osserva, ch’ei viene a questa volta.
Fagli un po’ di spavento.
Prosdocimo. Regina, un’altra volta.
Regina. No no, già che la sorte lo manda in questo punto.
Fallo tremare un poco.
Prosdocimo. Mi vuoi mettere al punto?
Son qui, non mi ritiro. Venga, mi sentirà.
Regina. Favorisca, signore. (verso la scena)

SCENA IX.

Fabrizio e detti.

Fabrizio. Padrona, eccomi qua.

Che cosa mi comanda? (ironico)
Regina. Nulla, padrone mio. (ironico)
(Ditegli qualche cosa). (a Prosdocimo)
Prosdocimo. (Ho da principiar io?) (a Regina)
Regina. (Sì, principiate voi).
Prosdocimo. Signor mio garbatissimo.
Sapete voi chi sono?
Fabrizio. Vi conosco benissimo, (con rispetto)