Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/33

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Provate un par di mesi a far quel che fo io.

Scommetto che alla moglie date un perpetuo addio.
Giochi, feste, teatri, villeggiature amene,
Conversazioni amabili di femmme ripiene.
Tavole con amici, talor qualche viaggetto,
In compagnia alla sera a bevere un fìaschetto,
Vegliar tutta la notte, dormir fin mezzo giorno,
In carrozza, a cavallo il dopo pranzo intomo,
Spendere allegramente, vestire a tutta moda.
Godere i propri beni, e far che altri ne goda.
Libero da ogni cura, e libero dai guai,
Questa è vita piacevole, e da non morir mai.
Conte. Certo, che s’io potessi far questa vita un anno,
Mi rifarei ben bene d’ogni sofferto affanno.
Riccardo. Chi v’impedisce il farlo?
Conte. Per confidarvi il cuore,
Ho con donna Felicita un impegno d’onore.
Ella mi ha sovvenuto nel povero mio stato:
Son cavalier, non posso, non deggio esserle ingrato.
Riccardo. Affè, mi fate ridere. Codeste obbligazioni
Ricompensar potete con benefizi e doni.
Ella è una cittadina, un cavalier voi siete;
Bisogno di soccorsi da lei più non avete.
Ne può da voi pretendere, per qualche benefìzio,
Che facciate per essa di tutto un sacrifizio.
Bella forse vi sembra? ne siete innamorato?
Pochissimo nel mondo avete praticato.
Vi farò veder donne bellissime, vezzose.
Tenere, giovanetto, brillanti e spiritose.
Variar, variar mi piace or con questa, or con quella
Oggi una bella giovane, domani una più bella.
S’intende onestamente, senza intacchi di cuore.
Che l’allegria è finita, dove si caccia amore.
Andiam, farò conoscervi il fior di gioventù.
Riguardi non abbiate: argent, argent fait lout.