Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/339

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SCENA XII.

La Marchesa sola.

Non ti avvilir, mio core. Se il barbaro non t’ode.

Cerca per altra strada di smascherar la frode. ’
Vezzi, preghiere e pianti ora non sono al caso;
Li crederebbe inganni il fier marito invaso.
Vagliami il giusto orgoglio, vagliami la costanza;
Chi ha l’innocenza in petto, può parlar con baldanza.
Sappianlo i miei congiunti, sappialo tutto il mondo;
Quel che celar dovevasi, altrui più non ascondo.
Mille nemici ho intomo, anche il marito istesso
Carica la mia fama di un vergognoso eccesso.
Prima si disinganni; poi, se il desia, si mora;
Ma nel morir si serbi la mia fortezza ancora, (parte)
Fine dell’Atto Terzo.