Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/353

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Se a me tu non la guidi, la testa io ti fracasso.

Prosdocimo. La condurrò, se fosse in braccio a Satanasso.
(parte correndo)

SCENA XIII.

Don Fernando, poi Fabrizio.

Fernando. Dove sarà fuggita, senza consiglio e sola?

Non sarà lungi, io spero.
Fabrizio. Signore, una parola.
Fernando. Come! non sei partito?
Fabrizio. Partirò immantinente;
Ma pria vo’ raccontarvi stranissimo accidente.
Mentre che d’uscir fuori la strada avevo presa,
Incontro per la via la povera Marchesa.
Mi ha domandato aiuto. Aiuto io le ho prestato.
Il salto dal balcone piangendo mi ha narrato...
Fernando. Dove si trova?
Fabrizio. Adagio, che sentirete il resto.
A lei posto ho in veduta il suo destin funesto.
Le dissi che voi solo darle potete aiuto;
Che se in voi non confida, tutto è per lei perduto;
Ch’io le farò la scorta; e alfin l’ho persuasa
Di ragionar con voi pria di tornare in casa.
Vederla se vi preme, di me se vi fidate.
Dentro al caffè vicino ad aspettarmi andate.
Fernando. ensi tu d’ mgannarmi i?
Fabrizio. Giuro suH’onor mio.
Dite, se non vi guido, che un traditor son io.
La condurrò in mia casa; le parlerete in pace.
Fernando. Non crederei che fossi nell’ingannarmi audace.
Fabrizio. Se pensier non avessi di far quello ch’io dico.
Chi mi obbliga a venire a pormi in un intrico?
La padrona mi preme; difenderla vorrei;
Parlar con voi si fida, s’io son presso di lei.