Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/359

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SCENA IV.

’Don Fernando e Fabrizio.

Fabrizio. Ora la fo venire. Parlare io vi permetto,

Ma avvertite, signore, non perderle il rispetto.
(va ad aprir la camera, ed entra doo’ è la Marchesa)
Fernando. Costui che fa il politico, non ben capisco ancora.
M’irritò questa mane, fece l’onesto allora.
Ed or per me si mostra si docile e impegnato?
Credo che i sei zecchini lo abbiano lusingato.
E ver che anche stamane gli ho del danaro offerto;
Ma non sapea la somma, era il guadagno incerto.
Or, ch’ io sia generoso, assicurarsi ei può.
Eh, che la chiave d’oro apre ogni porta, il so.

SCENA V.

La Marchesa e Fabrizio, ed il suddetto.

Fabrizio. Regolatevi bene nell’intrapreso impegno.

Io del padrone intanto vo a raffrenar lo sdegno.
(piano alla Marchesa)
Signor, accomodatevi. La dama, eccola qua.
(pone due sedie)
Sarò poco lontano. Vi lascio in libertà.
(entra doo’ è il Marchese)
Fernando. Vi supplico, signora, (le fa cenno di sedere)
Marchesa. (L’ira con pena io celo).
(da sè. Siedono)
Fernando. Vi faceste voi male?
Marchesa. No, per grazia del cielo, (sostenuta)
Fernando. E ver che il quarto vostro sembra che sia poc alto;
Ma pur per una donna è periglioso il salto.
Queste son della sorte rarissime mercedi.
Come cadeste al suolo?
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