Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/433

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Ottavio. Tutti non sanno mica quale sia il vero affetto.

Lelio. Certo avrebbero detto che lo fa per dispetto.
Ottavio. Piuttosto, se volete qualche nuovo attestato
Dell’amor suo, la chiamo.
Lelio. No no, bene obbligato.
Ottavio. Siete forse pentito?
Lelio. L’adoro più che mai.
Ma in materia di questo, mi ha favorito assai.
Ottavio. Quando poi sarà vostra, io credo in verità
Che di queste finezze ne avrete in quantità.
Lelio. Quando poi sarà mia... non so che dir, vedremo;
Credo che le finezze noi ce le cambieremo.
Ottavio. Dite, avete risolto sposar quella signora?
Lelio. Se ho risolto, mi dite? Ma se non vedo l’ora.
Ottavio. La conoscete bene?
Lelio. So quel che avete detto.
Ottavio. Se non fosse contessa?
Lelio. Come! vi è del sospetto?
Ottavio. Ella è una cantatrice.
Lelio. Affè, l’ho conosciuta
Che sapeva la musica nel batter la battuta.
Ottavio. Sposerete una donna che ha esercitato il canto?
Lelio. Questo cosa m’importa? La sposo tant’e tanto.
Ottavio. Ma il decoro?
Lelio. Il decoro... intesi a dir così.
Che suol la maraviglia svanir dopo tre dì.
Ottavio. Bravo, così mi piace. A rivederci, amico.
Lelio. Dove andate?
Ottavio. Ove vado sinceramente io dico,
Vado dalla Contessa, idest dalla cantante.
Lelio. Che avete a far con lei?
Ottavio. Ho delle cose tante.
Lelio. Non vorrei che pensaste levarmi ancora questa.
Ottavio. Questo tristo pensiere non vi cacciate in testa.
Vado a parlar per voi. Vado a disingannarla,