Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/451

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Insegnare le feci; ed or, meschina!

Trar dee dal ballo il suo sostentamento.
Se volete veder la mia Rosina,
Or la faccio venir; sta qui di fuori
Accompagnata da una sua vicina.
Ehi sentite: pericolo d’amori
Non ci sarà; non vo’ che la mia figlia
Abbia intorno serventi o protettori.
Vi è un cavalier, che per la mia famiglia
Ha della carità, che mi soccorre.
Che mi aiuta, mi assiste e mi consiglia.
Ei per la figlia mia fa quel che occorre;
Ma è solo e vecchio, è un cavalier dabbene,
E di cose d’amor non si discorre.
Ecco Rosina, eccola che viene.
La raccomando a voi la poverina;
Siatele padre, e fatele del bene.
Rigadon, lo mi credea, che tutta la mattina
Andaste dietro a favellar voi sola
Della vostra bellissima Rosina.
Dirvi non ho potuto una parola,
E aspetto di rispondere a dovere
Quando avrò esaminato la figliuola.

SCENA 111.

Rosina e detti.

Lucrezia. Siete a tempo venuta.

Rosina. Sto a vedere.
Che vi siate di me scordata affatto;
r era stucca di star a sedere.
Rigadon. La mamma vostra un cicalare ha fatto
Così lungo di voi, che si è scordata
Di dir: salisci, figliuola, ad un tratto.