Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/453

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Ma qual sarebbe il vostro sentimento?

Mi volete pagare un tanto al mese,
O volete facciamo un istrumento?
Lucrezia. Ora non sono in caso di far spese.
Che ti pare, Rosina? cosa ha detto
Questa mattina il povero Marchese?
Rosina. Disse, che se bastasse un regaietto.
Lo darebbe al maestro; una mesata
Non è in caso di darla.
Rigadon. Parlò schietto.
Quello dunque facciam, che alla giornata
Praticare si suol: le insegnerò
Fino che mi parrà perfezionata;
Procurarle i teatri io penserò,
E di quel che la giovane guadagna.
Per dieci volte la metade avrò.
E se va, per esempio, in Francia o in Spagna,
Voglio la mia metà dall’impresario.
Lucrezia. Ed intanto, signor, cosa si magna?
Rigadon. Han le scolare mie per ordinario
Qualchedun che le aiuta.
Lucrezia. In casa mia
Va la cosa per or tutto al contrario.
Quel cavalier, che non vo’ dir chi sia.
Quando n’ha avuti, n’ ha sprecati assai;
Ma è rifinito, e non è quel di pria.
Io, monsieur Rigadon, mi lusingai.
Che faceste le spese alla figliuola.
Sicuro di non perdere giammai.
Rigadon. Anche questo farò; ma fra la scuola
E il mangiare e il dormire, almeno, almeno.
D’altre recite dieci io vo’ parola.
Lucrezia. Ed io, caro signor, che stento e peno.
Non avrò da mangiar colla mia figlia?
Già mangio poco, e la sera non ceno.