Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/485

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Rosina. Ci starei volentier, più che non credi;

Ma del maestro alla sorella ardita
10 non consento di gettarmi ai piedi.
Carlino. Lasciarla dir, non le badar, mia vita:
Entra per poco in questa doglia (i) amara,
Che presto forse troverem l’uscita,
Se il cielo una fortuna mi prepara.
Se al servizio mi chiama una corona,
Meco verrà la mia Rosina cara.
Rosina. Ma per teco ballar sarò poi buona?
Carlino. Quando ci sarò io, non dubitare.
Di quel poco ch’avrò, sarai padrona.
Rosina. Il mio poter non lascerò di fare,
Per riuscir megho, se non bene bene.
Carlino. Ma sopra tutto tu mi devi amare.
Rosina. Vattene tosto, che la mamma viene:
Con ballerini non vuol ch’io favelli.
Carlino. lo so il perchè. Perchè il regal non viene.
Ma poscia i ballerini sono quelli.
Che le compagne portano alle stelle;
lo farò tutto per quegli occhi belli. (via)
Rosina. Non spunta ancora dalla bianca pelle
Di Carlino la barba; e so che è bravo,
E da lui posso procacciar covelle.

SCENA VI.

Lucrezia e detta.

Lucrezia. Della sorella il maestruccio è schiavo:

Vuol che alla principessa ognun s’inchini.
Andiamo, che lo stomaco m’aggravo.
Rosina. Oh mamma mia, non abbiam quattrini; (2)
(1) Così l’ed. Zaita. Forse è da correggere soglia. (2) Così l’ed. Zaila.