Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/122

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SCENA III.

Zelinda sempre a sedere e lavorando, e FABRIZIO.

Fabrizio. Che ha Lindoro che mi pare confuso e agitato ?

Zelinda. Poverino ! lo compatisco. Gli sta sul cuore suo padre... Ma dite, che cos’avete da comunicarmi ?

Fabrizio. Un affare di conseguenza.

Zelinda. Che riguarda me, o mio marito?

Fabrizio. No, che riguarda il signor don Flaminio, e tutta questa famiglia.

Zelinda. Credeva, in verità, fosse qualche cosa che e’ interessasse, e che voleste avvertirmi segretamente prima di farlo sapere a

Lindoro. Ma se la cosa è diversa, perchè non dirmela alla presenza di mio marito ?

Fabrizio. Vi dirò. Io ho tutta la stima per lui, ma trattandosi d’una cosa importante che dimanda rigorosamente il segreto, scusatemi, io non mi voglio fidar che di voi.

Zelinda. Lindoro non è capace...

Fabrizio. Lo so benissimo, ma alle volte... Per accidente... Si parla...

Zelinda. Bene, ch’ è dunque questo grand’affare?

Fabrizio. Datemi parola di non parlare.

Zelinda. Credo che mi conosciate abbastanza...

Fabrizio. Sì, ma datemi la vostra parola d’onore.

Zelinda. In parola d’onore, non parlerò.

Fabrizio. Ora sono contento. Voi sapete, Zelinda, che la signora donna Eleonora ama pochissimo il signor don Flaminio.

Zelinda. L’ama, come le matrigne sogliono amare i figliastri.

Fabrizio. Sapete ancora, che per allontanarselo dagli occhi ha proposto un matrimonio per lui d’ una vedova ricca, e che sposandola, andrà egli ad abitare in casa della consorte.

Zelinda. Lo so benissimo, e so che questo trattato è passato per le mani di don Filiberto, antico amico di donna Eleonora. (con un po’ di caricatura)

Fabrizio. E il padron v’acconsente...

Zelinda. Per l’ importunità della moglie.