Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/129

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Zelinda. Lindoro, voi eccedete ne’ termini.

Lindoro. Non ho bisogno ne di voi, ne di lui. (si scalda ancora più)

Zelinda. Per amor del cielo, Lindoro...

Lindoro. E. voglio ad ogni costo di qua sortire. (più caldo)

Zelinda. Quietatevi, che maniera è questa ?

Lindoro. Son padrone di dirlo, di farlo, e non ci starò.

SCENA Vi.

Don Roberto e detti.

Roberto. Cos’è questo strepito? Cosa sono questi gridori?^’^

Zelinda. Niente, signore, niente.

Lindoro. Niente, ella dice, ed io dicovi che v’ è qualche cosa, e qualche cosa di conseguenza.

Roberto. Ed in qual proposito ? (con agitazione)

Zelinda. Signore, son disperata : Lindoro non ha più per me nè amore, nè stima, ne carità.

Roberto. Vostro danno : l’ avete voluto a forza. L’ ho preveduto che ve ne sareste pentita.

Zelinda. Ah non signore, non sono pentita ; se non l’ avessi spo- sato, lo sposarci (^). (con tenerezza)

Roberto. Sentite, ingrato, sentite ? (a Lindoro)

Lindoro. Ella non ha motivo d’essere di me scontenta.

Roberto. E voi qual ragione avete per esserne ^^^ malcontento di lei?

Lindoro. Ne ho più di quello che voi pensate.

Roberto. Zelinda non è capace...

Lindoro. Di che non è ella capace ? Signore, voi non la conoscete.

Zelinda. Ah Lindoro, volete VOI farmi perdere la grazia e la protezione di quest’amabile mio padrone ?

Lindoro. Voglio uscire di questa casa.

Zelinda. Povera me ! (1) In qualche ed. posteriore si legge: gridi, (2) Forma dialetlale. Le edizioni poste- riori correggono; sposerei. (3) Le edizioni posteriori correggono: essere.