Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/151

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SCENA X.

T>onna ELEONORA e detti.

Eleonora. Signor marito vi ho da parlare. (ZelinJa e Lindoro s’arrestano)

Roberto. Eccomi qui, parlate. Via andate, e che la pace duri, e che non ci siano mai più gridori. (a ZelinJa, e Lindoro, e Fabrizio)

Eleonora. No, no, che restino. Ci è qualche cosa per loro.

Zelinda. (Oh cieli ! mi fa sempre tremare). (da sè)

Eleonora. E venuto a parlarmi don Filiberto ; mi ha recato la risposta della vedova, ella accorda tutto, e accorda fino la donazione. (con aria brusca)

Roberto. Questa è una buonissima nuova ; e voi me la date sì bruscamente e col fiel sulle labbra.

Eleonora. Se sono alterata, ho giusta ragione d’esserlo, lo sono neir impegno che voi sapete. Don Filiberto si è interessato ad istanza mia, e son sicura che tutti due ci farà restar svergognati.

Roberto. Chi ?

Eleonora. Don Flaminio...

Roberto. Per qual ragione ?

Eleonora. Perchè è innamorato.

Roberto. Di chi ?

Eleonora. Di quella frasca, di quell’ indegna... (accenna Zelinda)

Zelinda. Come, signora ?

Lindoro. Ah pur troppo sarò tradito... (agitalo)

Roberto. Come potete voi asserirlo ? (ad Eleonora)

Eleonora. Io lo so da don Filiberto.

Fabrizio. (Come va quest’ imbroglio ?) (da sè)

Zelinda. Sono una donna d’onore, son conosciuta per tale, e il signor don Filiberto non sa quel che si dica. (ad Eleonora)

Eleonora. E voi ardirete con tanta temerità... (a Zelinda)

Lindoro. Scusatemi, signora mia. Con qual fondamento don Fi- liberto lo dice ? (placidamente) l