Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/168

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Zelinda. ("Va all’ armadio, e torna con un cappello vecchio ed un ba-) stone) Tenete questo. Per campagna è buonissimo. Tenete il vostro bastone.

Lindoro. (Tutte le pulizie immaginabili purch’ io parta), (da sè)

Zelinda. Andate via...

Lindoro. A rivederci... (in atto di partire)

Zelinda. Aspettate. (toma all’armadio)

Lindoro. (Faccio una fatica orribile a contenermi). (da sè)

Zelinda. Tenete i vostri guanti.

Lindoro. Vi ringrazio.

Zelinda. Ah caro marito, se conosceste il mio cuore...

Lindoro. Sì, sì, lo conosco... a rivederci.

Zelinda. Andate via... (patetica)

Lindoro. Bisogna bene ch’ io vada.

Zelinda. E andate via... così...

Lindoro. Come ?

Zelinda. Senza... senza nemmeno abbracciarmi ?

Lindoro. Ci rivedremo domani... ma... venite qui, abbracciamoci^). (S’abbracciano) (L’amo ancor quest’ ingrata !) (da sè)

Zelinda. S’ asciuga gli occhi piangendo.

Lindoro. (Oh cielo ! che lagrime son quelle ?) (commosso) (Ah) lagrime di rossor, di rimorso, di tradimento), (da sè) Addio, a rivederci. (risoluto)

Zelinda. Sentite... (gli stende le braccia)

Lindoro. (Non posso più), (da sè) Non ho tempo da perdere, a rivederci. (parte senza guardarla)

SCENA V.

Zelinda sola.

E partito. Ah che cova tuttavia nel cuore il sospetto e la gelosia ! Ma... e non parla più di sortir di questa casa. Cosa vuol dir questa novità? (resta sospesa) (I) Ed, Zatta : abbracciamosi.