Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/176

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a costo d’essere una miserabile come sono stata finora, non^ acconsentirò mai a sposarvi, senza l’assenso di vostro padre.

Flaminio. Ma v’ho detto e ridetto, e vi replico nuovamente, che conosco bastantemente mio padre, ch’ è docile, eh è amoroso, che sono il suo unico e il suo caro figlio, che non lascia in tutto di contentarmi, e mi contenterà in questo ancora, e v’ab- braccierà qual nuora, e v’amerà come figlia.

Barbara. Ed io, quando sarò assicurata di questo ?...

Flaminio. Ma ancora non lo credete ?

Barbara. Scusatemi. Ho ragione di dubitarne.

Flaminio. Voi mi fareste dire e fare degli spropositi, delle riso- luzioni, delle bestialità...

Barbara. Ma compatitemi. Esaminate bene lo stato vostro ; la mia condizione presente...

SCENA XIII.

Tognina e detti.

Tognina. Signora, è una giovane che vi domanda.

Barbara. E chi è ?

Tognina. Non so, non I’ ho mai veduta.

Barbara. Cosa vuole ?

Tognina. Dice che v’ ha da parlare.

Barbara. Fatela entrare.

Tognina. Signora, se mai fosse una cameriera, io non credo d’a- vermi demeritato...

Barbara. No, no, non v’ inquietate per questo.

Tognina. (In oggi v’ è tanta carestia di pane, che tutti cercano) di levarlo al compagno). (da sè, parte)

Flaminio. Vedete cosa vuole, ch’ io mi ritirerò.

Barbara. Perchè ritirarvi ? Io non ho segreti. E una donna, non vi può dar soggezione.

Flaminio. Cosa vedo ? Zelinda ? (osservando fra le scene)

Barbara. Zelinda ? (voltandosi) (I) Ed. Zatta : come sono slata fin’ ora. Non ecc.