Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/177

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SCENA XIV.

Zelinda e delti.

Zelinda. Serva umilissima di lor signori.

Flaminio. Che fate qui ?

Barbara. Qual nuova avventura vi conduce da me ?

Zelinda. Vi domando perdono...

Barbara. Venite in traccia di don Flaminio ? (con caldo)

Zelinda. Sì signora, vengo in traccia di lui, ma per ragione onesta e decente.

Flaminio. E chi v’ ha detto ch’ io sono qui ?

Zelinda. Me V ha detto Fabrizio.

Flaminio. Ah ! m’ ha tradito l’ indegno.

Zelinda. Non signore, non vi ha offeso, non vi ha tradito ; non è capace d’offendervi, di tradirvi. E un servitore onorato, in- teressato per il bene del suo padrone, come lo sono io ; e mi manda qui con quel zelo che conduce me stessa, per arrestare, se siamo a tempo, il fulmine che vi sovrasta.

Barbara. Qual fulmine ? Qual novità ?

Flaminio. Capisco il zelo, o la macchina, o la scioccheria. Voi venite senza proposito ad inquietarmi.

Zelinda. Eh signore, guai a voi se sa vostro padre che siete qui,^’) e se penetra.. . (a don Flaminio) Scusatemi, signora, s’ io parlo con libertà: (a Barbara) e se penetra l’attacco vostro. (a don Flaminio)

Flaminio. E che, finalmente ? Non sono io il padrone della mia hbertà ? Non posso maritarmi a mia fantasia ?

Zelinda. Non signore, non lo potete, senza perdere il rispetto a vostro padre, perdere l’ amor suo, e forse forse la sua eredità.

Barbara. (Povera me ! 11 core me lo diceva). (da sè)

Zelinda. E molto meno lo potete presentemente, sapendo l’ im- pegno fatto per voi colla vedova che voi dovrete sposare. (1) Ed. Zatla : che siete qui. E se penetra ecc.