Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/210

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giovanile che spasima facilmente nel desiderio ardente, che si logora con altrettanta facilità nei dubbi che travolgono il suo pensiero di uomo impetuoso ed amoroso. La dolce devozione di Zelinda, la fede che egli in lei nutriva cieca e sicura non bastano a distorglielo dal pensiero geloso. Nè questo pensiero egli sa nascondere, ma da ogni parola, da ogni gesto gli sfugge il suo segreto rancore e, non avendo alcuna certezza, egli tuttavia diviene violento, ingiusto ed ingrato, che parla in lui l’amore caldo e profondo della sua giovinezza esuberante. Tipo semplice ed onesto, in cui, cessate le parvenze della colpa di Zelinda, riappare naturalmente, necessariamente la fede certa nella donna sua; uomo che, facile al dubbio, è pur facile a riconoscersi ingiusto. Si che il Goldoni non dovette sforzarsi per giungere al lieto fine della sua commedia, il quale è la conseguenza necessaria dell’insieme delle figure evocate" (C. G., dalla Nuova Antologia, 16 febbraio 1907, pp. 5-6). - Ma più originale e più acuto Attilio Momigliano, dopo di aver notato come sia "profonda" la psicologia del Goldoni "nello scoprire le minime cause" degli screzi e dei bisticci dei suoi innamorati, dopo di aver trovato bene spesso certa affinità fra i suoi caratteri maschili e femminili, così delinea qualche particolare del teatro comico goldoniano, alludendo propriamente alla Gelosia di Lindoro: "Anche gli uomini sono un po’ bizzosi, pronti a guastarsi come a riconciliarsi coll’amata, facili ad adirarsi senza motivo e a dare in ridicolissime smanie: e quanto più vana è quella collera, tanto più il G. si diverte ad insister nella sua descrizione. Gli uomini sono quasi altrettanto sospettosi quanto le donne: il G. è abilissimo nel mantenere i sospetti, e li mantiene e li rinnova con quello stesso mezzo dal quale il lettore aspetta la soluzione, divertendosi a pungere il sospettoso con falsi indizi e false deduzioni; il che gli dà occasione di sorridere, qui come altrove, di colui che prepara inconsciamente e con caparbia buona fede il proprio male" (La comicità e l’ilarità del G., in Giorn. stor. della lett. it., primo semestre 1913, p. 214).

La trilogia di Zelinda e Lindoro trovò luogo nelle principali scelte di commedie goldoniane dell’Ottocento: così in quella del Bettoni a Padova (Scelte Commedie di C. G., vol.e VI, 1812), in quella del Silvestri a Milano (Comm. scelte di C. G. veneziano, t. II, 1825), in quella del Cameroni a Trieste (Capolavori di C. G., Serie II, 1858), in quella del Sonzogno, pure a Milano (C. G., Comm. scelte, vol. III, 1877). - Notevole, fra le scarse traduzioni inglesi di commedie del Nostro, quella della Gelosia di Lindoro che usci a Londra nel 1814 (The word of honor: v. Chatfield-Taylor cit., p. 634).

Quanto al titolo della commedia, abbiamo visto come sul teatro prevalesse ben presto quello di Gelosie di Lindoro, il quale si legge nelle stesse incisioni in rame che adornano ciascun atto nell’edizione Zatta. Ma anche il Catalogue des pièces de théâtre de M. Goldoni, stampato in fine dei Mémoires, dice chiaramente: La Gelosia di Lindoro (la Jalousie de Lindor).

G. O.

La Gelosia di Lindoro fu stampata la prima volta a Venezia l’anno 1789, nell' edizione Zatta (cl. 1, t. III), e subito dopo a Livorno (ed. Masi, I. IX, 1789) e a Lucca (Bonsignori, t. XI, 1789); quindi a Bologna (a S. Tomaso d’Aquino, 1791) e di nuovo a Venezia (Garbo, t. II. 1794). - Abbiamo qui seguito fedelmente il testo dell’ed. Zatta, esemplato sul manoscritto dell’autore, benchè pur troppo non privo di scorrezioni, confrontandolo con le altre ristampe che derivarono da quell’unica fonte comune.