Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/235

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LE INQUIETUDINI DI ZELINDA 229

Zelinda. Poveri noi! Signore, per amor del cielo, ditemi, spiegatemi questa faccenda.

Avvocato. Non temete di niente. Io sono l’avvocato del signor don Flaminio, ma come egli v’ama e vi protegge, opererò per voi e per lui. Ho formato nella mia mente un progetto; basta che voi lo secondiate, che vi fidiate di me, e vi prometto non solo la sicurezza de’ vostri legati, ma qualche cosa ancora di più.

Zelinda. Signore, so che siete un galantuomo, un uomo onesto, ci raccomandiamo a voi, e ci fideremo di voi.

Avvocato. Bene dunque, state quieta e tranquilla, ed io opererò sulla vostra parola.

Zelinda. Ma si potrebbe sapere quel ch’avete intenzione di far per noi? (s’accosta un poco)

Avvocato. Voi avete un poco di curiosità. (s’accosta)

Zelinda. Vedete bene, si tratta di tutto; si tratta dell’esser nostro.

Avvocato. Certo che sarebbe per voi una perdita irreparabile.

Zelinda. Siete così valoroso nell’arte vostra, e avete tanta bontà per noi. (gli si accosta, ma si ritira temendo Lindoro)

Avvocato. Vi ritirate? di che avete paura? Io credo d’essere bastantemente conosciuto per galantuomo, per uomo onesto e civile. Mi piace ridere, mi piace scherzare, ma non son capace di dar dispiacere a nessuno.

Zelinda. Avete ragione, ma una povera donna ch’ha un marito difficile, ha sempre paura di pregiudicarsi.

Avvocato. Basta così, ho capito. Vostro marito è un pazzo, e voi siete assai delicata; non crediate ch’io v’offerisca l’opera mia per un vile interesse. Amo le buone grazie, ma non le pretendo. Ho promesso d’assistervi, e v’assisterò di buon core. (parte)

SCENA XV.
Zelinda sola.

Conosco il signor avvocato, passa d’essere un poco troppo libero colle donne; mio marito diC’egli di non esser più geloso, ma