Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/235

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Zelinda. Poveri noi ! Signore, per amor del cielo, ditemi, spie- gatemi questa faccenda.

Avvocato. Non temete di niente. Io sono T avvocato del si- gnor don Flaminio, ma come egli v’ ama e vi protegge, ope- rerò per voi e per lui. Ho formato nella mia mente un pro- getto ; basta che voi lo secondiate, che vi fidiate di me, e vi prometto non solo la sicurezza de’ vostri legati, ma qualche cosa ancora di più.

Zelinda. Signore, so che siete un galantuomo, un uomo onesto, ci raccomandiamo a voi, e ci fideremo di voi.

Avvocato. Bene dunque, state quieta e tranquilla, ed io opererò sulla vostra parola.

Zelinda. Ma si potrebbe sapere quel ch’avete intenzione di far per noi ? (s’ accosta un poco)

Avvocato. Voi avete un poco di curiosità. (s’accosta)

Zelinda. Vedete bene, si tratta di tutto ; si tratta dell’esser nostro.

Avvocato. Certo che sarebbe per voi una perdita irreparabile.

Zelinda. Siete così valoroso nell’arte vostra, e avete tanta bontà per noi. (gli si accosta, ma si ritira temendo Lindoro)

Avvocato. Vi ritirate? di che avete paura? Io credo d’essere bastantemente conosciuto per galantuomo, per uomo onesto e civile. Mi piace ridere, mi piace scherzare, ma non son capace di dar dispiacere a nessuno.

Zelinda. Avete ragione, ma una povera donna ch’ ha un marito difficile, ha sempre paura di pregiudicarsi.

Avvocato. Basta così, ho capito. Vostro marito è un pazzo, e voi siete assai delicata ; non crediate ch’io v’offerisca l’opera mia per un vile interesse. Amo le buone grazie, ma non le pretendo. Ho promesso d’assistervi, e v’ assisterò di buon core. (parte)

SCENA XV.

Zelinda sola.

Conosco il signor avvocato, passa d’ essere un poco troppo libero colle donne; mio marito die’ egli di non esser più geloso, ma