Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/236

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non lo credo, e non lo voglio credere ancora per non dispe- rarmi del tutto. Non mi scorderò mai ch’ egli m’ ha detto e ridetto, ch’ è stato di me geloso per eccesso d’ amore, e non lascierò mai di concludere, s’ ei non è più geloso, eh egli non m’ ama più. Ma eccolo che ritorna, non vuo’ più vivere in questo dubbio, voglio sincerarmi assolutamente.... Ma s’io gli do a conoscere la mia inquietudine, potrebbe fingere d esser geloso, ancor quando più non lo fosse; no, no, bisogna nascon- dere questo dubbio, e cercar di scoprire la verità.

SCENA XVI.

Zelinda e Lindoro.

Lindoro. Eccomi qui, ho scritto la lettera, e l’ ho spedita.

Zelinda. Bene, or sarete contento.

Lindoro. Quest’ è un debito che mi correva. L’avvocato è partito?

Zelinda. Sì, è partito.

Lindoro. Siete restata di lui contenta?

Zelinda. Contenta? poco, per dir la verità.

Lindoro. E che ? Avrebb’ egli intenzione di farci perdere i nostri legati ?

Zelinda. No, anzi m’ ha detto che v’ è qualche pericolo, ma che si esibisce d’assisterci, ed assicurarci il bene che ci è stato lasciato.

Lindoro. Qual ragione avete dunque d’ essere malcontenta di lui ?

Zelinda. Vi dirò. Sapete ch’ è un uomo proprio e civile, ma che si prende qualche volta certe picciole libertà....

Lindoro. Si ha prese con voi delle libertà? (con calore)

Zelinda. Non ha veramente ecceduto, ma siccome io conosco la vostra delicatezza... (Principia a risentirsi). (Ja sè, contenla)

Lindoro. (La conosco, vuol provarmi, non farà niente), (da sè) E bene, quali sono queste libertà di cui vi dolete?

Zelinda. Per esempio, volermi sempre dappresso, e s’ io mi ritirava, accostarsi, lamentarsi e rimproverarmi.