Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/253

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tino (’) a cosa tende il mio progetto. A dar a tutti quel che vogliono, e più di quello che vogliono. A far sussistere il testamento senza osservarlo, ad esser tutti amici e contenti, a risparmiare una lite, e ad accomodarsi senza spendere un soldo.

Filiberto. Sentite ? (a donna Eleonora)

Eleonora. Se la cosa fosse così... (a Pandolfo)

Pandolfo. Le parole sono bellissime, ma bisogna venire al fatto. (all’Avvocato)

Flaminio. 11 signor avvocato parla con fondamento, e tutto quello che ha detto, lo dimostra ad evidenza.

Filiberto. Sentiamo dunque...

Eleonora. Sentiamo come si possa...

Pandolfo. Lasciate parlare a me. (a donna Eleonora e a don Filiberto) Il signor avvocato ha dell’ abilità, ha del talento, ma mi pare che questa sua proposizione abbia del metafìsico.

Avvocato. Non signore ; la cosa è fìsica, reale, e dimostrativa.

Filiberto. Mettetela in chiaro per carità.

Pandolfo. Lasciate parlare a me. (a don Filiberto)

Avvocato. Il progetto non è ancor ridotto a maturità. Favo- riscano oggi dopo pranzo venir da me, nel mio studio. Vi saranno tutte le parti. Saranno tutti insieme instruiti, e senti- ranno se vi possono essere difficoltà.

Pandolfo. Ci verrò io, ci verrò io. Lor signori non se n’ intendono. (a donna Eleonora e a don Filiberto) Ci verrò io, signor avvo- cato, ci verrò io.

Avvocato. Va bene che vi sia il signor procuratore, saggio, dotto ed esperto, ma io desidero che ci sieno ancora le parti, e senza di esse non si concluderà.

Eleonora. Io ci verrò, signore. (all’Avvocato) E ci verrete anche voi. (a don Filiberto)

Pandolfo. Sì, e lascieranno parlare a me. (a donna Eleonora e a don Filiberto)

Eleonora. A che ora volete voi che ci siamo ? (I) Cos’i il lesto.