Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/347

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LA BURLA RETROCESSA 341

Costanza. (Addio). (a Roberto, piano)

Roberto. (Addio). (a Costanza, piano)

Pandolfo. E bene? Non venite? (a Costanza, voltandosi)

Costanza. Mi avea scordato il mio fazzoletto. (a Pandolfo) (Tutti si salutano. Pandolfo e Costanza partono)

SCENA V.
Roberto, Leandro, Agapito e Servitori.

Agapito. E bene, signor Roberto, è andato bene l’affare?

Roberto. Perfettamente. Grazie all’amico Leandro, e grazie al sonno del signor Pandolfo, abbiamo accomodate le cose nostre assai bene.

Leandro. Così scherzando, volete dire che i miei versi hanno fatto i mezzani.

Roberto. Oh dolcissimi versi! oh caro amico! oh giorno per me felice! vi ringrazio, signor Agapito, ringraziate il signor Gottardo. Son fuor di me dalla contentezza. (parte)

SCENA VI.
Leandro, Agapito e Servitori.

Leandro. Fate per me, vi prego, lo stesso uffizio al signor Gottardo. (ad Agapito)

Agapito. Sarà servita. È stata contenta del pranzo?

Leandro. Contentissimo. Non si può far meglio. Si vede che il signor Gottardo è di buon gusto, ed è generoso.

Agapito. Sì certo, egli è un uomo generosissimo.

Leandro. Vi riverisco, signor Agapito. (parte)

Agapito. Servitor suo.