Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/370

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Pandolfo. Bricconcella ! (non ho cuor di mortificarla), (da sè) Tu sai s’ io ti amo, s’ io merito di essere mal corrisposto. Via non piangere, che resterò. (Tutu fanno allegrezza.)

Oste. Vado a preparare i piatti. (in atto di partire)

Gottardo. Aspettate. Quanto avete d’avere del pranzo di questa mattina ?

Oste. Ella lo sa. Trenta paoli.

Gottardo. E giusto che siate pagato, e vi voglio pagare.

Oste. No, c’ è tempo. Pagherà tutto in una volta.

Gottardo. Fermatevi, che vi voglio pagare, (tira fuori una borsa) Eccovi trenta paoli.

Oste. Obbligatissimo alle sue grazie. (vuol partire)

Gottardo. Ascoltate. Quanto importerà la cena di questa sera ?

Oste. Sono sei, trentasei paoli.

Gottardo. Voglio darvi i trentasei paoli.

Oste. Ma, no, mi scusi. Pagherà dopo.

Gottardo. No, voglio darveli prima. (mette mano alla borsa)

Oste. Come comanda.

Pandolfo. Mi dispiace che vi costi questo denaro.

Gottardo. Eh niente, io sono un uomo generoso, corrivo.

Placida. (Io non capisco questa nuova liberalità di Gottardo). (da sè)

SCENA ULTIMA.

Agapito e detti.

Agapito. Servitor di lor signori, (agitato, confuso, e cercando cogli) occhi qua e là se Vede la sua chiave.

Pandolfo. Cosa e’ è, signor Agapito ? Cosa avete ? Mi parete molto confuso.

Agapito. Signore... Vi dirò... Ho perduta la chiave della mia porta di casa... Sono stato qui, e mi preme di ritrovarla.

Gottardo. Avete perduta una chiave ?