Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/42

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Flaminio. Indegno ! vorreste gettar la colpa sopra di me ? (a Fabrizio)

Eleonora. E inutile che parliate meco. Zelinda è sortita, ed ecco una ragione di più che giustifica la risoluzione che ho presa. Se avete delle cose da dire, voi le direte al padre, (a Flaminio) voi le direte al padrone, (a Fabrizio) Eccolo lì, è ritornato, (osservando fra la scene) Sarà mio carico 1 istruirlo. Toccherà a voi a giustificarvi. (Presto, presto, impediscasi) ch’ ei non trattenga Zelinda.) (da sè, parte)

SCENA XIX.

Don Flaminio e Fabrizio.

Flaminio. Tu m’ ingannavi dunque, tu ti prendevi gioco di me ?

Fabrizio. Signore, credete voi a tutto quello ch’ avete inteso ?

Flaminio. Sì, lo credo anche troppo. Sei un perfido, uno scel- lerato, e troverò la via di mortificarti.

Fabrizio. Se avrete la bontà di ascoltarmi....

Flaminio. Sì, se ti ascoltassi, non ti mancherebbero dei pretesti, delle menzogne. Fabrizio, (lo sono nel più grand’ imbarazzo del mondo), (da sè)

Flaminio. (A costo di tutto, non vuo’ perder di vista la mia) adorata Zelinda. (da sè)

SCENA XX.

Don Roberto e detti.

Roberto. (Non avrei mai creduto che mio figliuolo... Eccolo lì,) con quell’altro ipocrita disgraziato). (da sè)

Fabrizio. (Povero me ! il padrone !)

Flaminio. (Ecco mio padre. Oh cieli! Chi sa, se sarà istruito?)

Roberto. Fabrizio.

Fabrizio. Signore.

Roberto. Ritiratevi.

Fabrizio. Signor padrone....