Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/44

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Flaminio. Finalmente l’ amore ch’ io ho per lei, è un amor libero, che non fa torto a nessuno, e non reca a lei quel pregiu- dizio che rendere le potrebbe un amore di un’ altra specie. [con un poco di caricalura

Roberto. Ah indegno ! credi tu ch’ io non ti capisca ? credi tu ch’ io non veda ch’ hai il mal’ animo di sospettare di me, ed hai la temerità di rimproverarmi ?

Flaminio. Non dico questo, signore....

Roberto. Orsù, ascoltami, e queste sieno l’ultime parole che ti dico su tal proposito. Pensa a prendere il tuo partito, risolviti o di maritarti, o di andar a vivere nel castello che ci ap- partiene. Non ti sembri duro ch’io ti allontani da me, per custodire una cameriera che merita un onesto riguardo.

Flaminio. Che parlate voi di custodire la cameriera?

Roberto. Sì, Zelinda resterà meco, fintantochè sarà collocata.

Flaminio. Non sapete voi che Zelinda ?...

Roberto. E se tu resti col pretesto di maritarti, avverti bene di sfuggirla quando l’ incontri, e non aver ardire di guardada in faccia nemmeno.

Flaminio. In casa?

Roberto. In casa.

Flaminio. Sarete servito. (con aria di gravità)

Roberto. Come ! me lo dici in maniera...

Flaminio. Ve lo dico costantemente, poichè Zelinda in questa casa più non si trova.

Roberto. Come ? non vi è più Zelinda ?

Flaminio. Non signore, è sortita, è congedata, è partita.

Roberto. E chi è che l’ ha congedata ?

Flaminio. La vostra signora sposa.

Roberto. Senza dirmelo ? senza dipender da me? per astio? per dispetto ? per malignità ?

Flaminio. Certo, per quel carattere amabile che adorna il merito della mia signora matrigna. (parte)