Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/463

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Riosa. In cameron ; sul tavolili sotto ei specchio.

Gasparo. Zitto, (a T^iosa, e ridendo parte col lume in mano e tulli gli) canno dietro.

SCENA V.

Riosa, poi Lissandro in maschera.

Riosa. 1 sonadori ! Bisogna ch’el voggia far un festin. Ghe sco- mctto mi ch’el voi far un’ improvvisata a so muggier. Siestu benedetto ! Va là che ti xe una pua. (a) Ti xe una pasta de marzapan. Lo gradirala gnanca sta rustegona ? (prende il lume) in mano) Oh l’ ha lassa la porta averta : presto presto, che la vaga a serrar. Nissun me leverà dalla testa che in sta casa no se ghe senta, (tiene in mano il candeliere, e va per chiudere la) porta. Nell’atto ch’ella vuol chiudere, si presenta Lissandro in ma- schera, col volto sul viso. Riosa si spaventa, le casca il candeliere di mano, la cani"la si smorza e grida) Agiuto.

Lissandro. Non abbiè paura, son mi. (si avanza)

Riosa. Agiuto, agiuto. (torna a gridare, si salva all’oscuro, e corre via)

Lissandro. Se trovasse la porta... (vorrebbe andar via)

SCENA VI.

Tonina cori lume in mano, e Lissandro.

Tonina. Coss’ è sta, cossa xe sti zighi ? (’) Siora maschera, cossa voleu ? (fra il timore e lo sdegno)

Lissandro. Son mi, siora Tonina. (si smaschera confuso)

Tonina. Ah vu sè, sior Lissandro ? (Ho ben gusto ch’ el sia elo). (da sè, ridendo) Cossa gh’aveu fatto a Riosa ?

Lissandro. Mi no gh’ ho fatto gnente. La porta giera averta, vo- leva chiamar, la m’ ha visto in maschera, e la s’ha messo in sto boccon ’^) de paura. (a) Buono come un bambino. (1) Queste grida? (2) In questo po’ po’ ecc.: espressione ancora viva, che il Boerio non ricorda nell’ ottimo suo dizionario.