Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/469

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Cecilia. Ch’ el vaga, se ghe basta l’anemo. (mostrando il cappello)

Bortolo. L’è ch’el vien zoso un’acqua che la consola.

Tonina. Maggio.

Cecilia. Oh che gusto !

SCENA IX.

Riosa e detti.

Riosa. Siora patrona. (affannala)

Tonina. Cossa gh’ è ?

Riosa. Presto, la vegna in cameron, presto. (affannala)

Tonina. Coss’ è sta ? (inlimorila)

Riosa. La vegna a veder cossa che ha fatto el foletto. (ridendo)

Tonina. Eh va via, matta.

Riosa. Che i vegna, che i vederà. (ridendo e facendo festa)

TuTTL Andemo, andemo.

(Cecilia e Tonino prendono in mezzo Lissandro, Bortolo dà mano) a Caltina, Raimondo seguita Riosa, ride, e tutti partono.

SCENA X.

Camerone illuminato, e colle sedie accomodate per una festa da ballo. Gasparo in maschera in bautta, e varie maschere che passeg- giano. Subito r orchestra suona con minuetti ; poi Tonina, Cecilia e Lissandro senza cappello, Bortolo, Cattina e Raimondo. Entrano tutti maravigliandosi, e Tonina prin- cipalmente fa grandi maraviglie battendo le mani come sogliono fare le donne che si meravigliano di qualche cosa, e facendo delle esclamazioni di giubilo. Ah! Ah! Coss’ è sta cossa? GA- SPARO in un canto mascherato, tenendosi ben coperto col tabarro, ride, e se la gode. Tutta questa Pantomima dura una parte di minuetto, poi gì’ instrumenti si fermano, e principiano a parlare.

Tonina. Cossa xe sto negozio ? Chi xe ste maschere ? Coss’ è sta zente ? (a tulli)

Cecilia. Poveretta ! No la sa gnente. (ironica)