Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/53

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Flaminio. Giuro al cielo!... (Ma no, conviene per ora moderare) la collera.) (da sè)

Lindoro. Prendete su quel baule. (al facchino)

Facchino. Lo prendo, o non lo prendo ? (a don Flaminio)

Flaminio. Basta, basta... prendetelo, portatelo, non mi oppongo.

Facchino. Aiutatemi, se l’ ho da rimettere in spalla, (a Lindoro)

Lindoro. (Misero me ! a qual condizione son io ridotto !) (dà la mano al baule, e lo rimette in spalla al facchino)

Flaminio. (E’ meglio ch’ io li lasci fare, ch’ io li seguiti di lon-) tano, e che mi assicuri s’ egli lo porti in casa della cantatrice, dove mi dicono ch’ ei sia ricovrato).

Lindoro. Andiamo. (al facchino, incamminandosi)

Facchino. In nome del cielo !

SCENA VI.

Don Roberto ed i suddetti.

Roberto. Alto là, alto là. (arresta il facchino)

Facchino. Cosa e’ è di nuovo ?

Roberto. Dove vai con quel baule ?

Facchino. Domandatelo a quel galantuomo, (accennando Lindoro)

Roberto. Dov’ è Zelinda ? (a Lindoro)

Lindoro. Non lo so, signore. Me l’ha domandato ancora il signor don Flaminio.

Roberto. Disgraziato ! Persisti ancora a disobbedirmi? (a don Flaminio)

Flaminio. Ma io vi assicuro...

Roberto. Voglio sapere dov’ è Zelinda. (a Lindoro)

Lindoro. E’ inutile che a me voi lo domandiate.

Facchino. (Lo torno a gettar per terra.) (da sè)

Roberto. Troverò io la via di saperlo. Amico, voi mi conoscete; voi avete preso quel baule in casa mia ; venite con me, e ripor- tatelo ov’ era prima.

Facchino. Mi pagherete ?

Roberto. Vi pagherò.