Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/86

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Fabrizio. Ma voi prendete tutto in sinistra parte. V insegnerò la casa di mia cugina. Non verrò nemmeno con voi, e vi pro- metto suir onor mio, che fin che ci siete voi, non ci metterò piede. Non vi costerà niente, non ispenderete un quattrino, ed io non ci metterò piede.

Lindoro. Quando la cosa fosse così....

Zelinda. No, non ci dobbiamo fidare. (a Lindoro)

Lindoro. No dunque ? (a Zelinda)

Zelinda. No, vi dico, assolutamente no.

Lindoro. Zelinda non vuole, e credo abbia ragione di non vo- lerlo, (a Fabrizio)

Fabrizio. (La giovane la sa più lunga di lui). (da sè)

Lindoro. E’ vero che lo stato nostro ci dovrebbe far prendere qualche partito. Ma Zelinda pensa bene, non ci conviene la vostra proposizione.

Fabrizio. Non so che dire, fate quel che volete, ma io non ho cuore di vedervi nella necessità. Non volete passare da mia cugina ? Avete paura che io manchi alla mia parola ? Che io venga ad importunarvi? Ebbene, soffrite che in qualche modo io possa sollevarmi dal mio rimorso. Ricevete dalla mia ami- cizia questo lieve soccorso. Ecco in questa borsa quattro zec- chini, (lira fuori la borsa, e la fa vedere) Accettateli senz’ alcun obbligo di restituzione.

Zelinda. Li accetterei per carità da ogn’ altro ; non l’accetto da voi, perchè la vostra mano è sospetta.

Fabrizio. Ebbene dunque, se ricusate un benefizio che vien da me, vi svelerò il mistero, e parlerò benchè abbia ordine di non parlare. Questi quattro zecchini vengono dalle mani di don Roberto. Egli mi ha dato ordine di darveli segretamente. (tiene la borsa in atto di presentarla a Zelinda)

Zelinda. Sì, ora li prendo, (prende la borsa con violenza) Il signor don Roberto ha tanto del mio nelle mani che può mandarmi un sì piccolo sovvenimento ; e quando anche non avesse del mio, la sua bontà, la sua onestà, non mi metterebbero in pena per ricevere un benefizio dalle sue mani.