Pagina:Gozzi - Le fiabe. 1, 1884.djvu/234

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12 l’amore

condriaco. Questo faceto Principe Tartaglia era in un vestiario il più comico da malato. Sedeva sopra una gran sedia da poltrire. Aveva a canto un tavolino, a cui s’appoggiava, carico di ampolle, di unguenti, di tazze da sputare, e d’altri arredi convenienti al suo stato. Si lagnava con voce debile del suo infelice caso. Narrava le medicature sofferte inutilmente. Dichiarava gli strani effetti della sua malattia incurabile, e siccom’egli aveva il solo argomento della scena, questo valente personaggio non poteva vestirlo con maggior fertilità. Il suo discorso buffonesco e naturale cagionava un continuo scoppio di risa universali nell’Uditorio. Usciva quindi il facetissimo Truffaldino per far ridere l’infermo. La scena all’improvviso, che facevano questi due eccellenti comici sull’argomento, non poteva riuscire, che allegrissima. Il Principe guardava di buon occhio Truffaldino; ma per quante prove facesse non poteva ridere. Voleva discorrere del suo male, voleva opinione da Truffaldino. Truffaldino faceva dissertazioni fisiche, satiriche, e imbrogliate, le più graziose, che s’udissero. Truffaldino fiutava il fiato al Principe, sentiva odore di ripienezza di versi martelliani indigesti. Il Principe tossiva, voleva sputare. Truffaldino porgeva la tazza; raccolto lo sputo, lo esaminava; trovavà delle rime fracide e puzzolenti. Tal scena durava un terzo d’ora con le risa continuale degli ascoltatori. Udivansi degli strumenti, che davano segno degli spettacoli allegri, i quali si facevano