Pagina:Gozzi - Le fiabe. 1, 1884.djvu/235

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delle tre melarance 13

nel gran cortile della Reggia, Truffaldino voleva condur il Principe sopra un verone a vederli. Il Principe protestava, che ciò era impossibile, facevano un contrasto ridicolo. Truffaldino collerico gettava per una finestra ampolle, tazze, e tutto ciò, che serviva alla malattia di Tartaglia, che strillava, e piangeva, come un rimbambito. Finalmente Truffaldino portava a forza sulle spalle a goder gli spettacoli quel Principe, che urlava, come se gli si staccassero le viscere.

Aprivasi la scena al gran cortile della Reggia. Leandro accennava di aver eseguiti gli ordini per gli spettacoli; che il popolo mesto, bramoso di ridere, si era tutto mascherato; che sarebbe venuto in quel cortile alle feste; ch’egli aveva avuta la precauzione di far mascherare molte persone in modo lugubre per accrescere la malinconia nel Principe spettatore; ch’era tempo di far aprire il cortile per dar adito al popolo di entrare. Usciva.

Morgana, trasformata in vecchiarella con caricatura. Leandro si maravigliava, che a porte chiuse foss’entrato quell’oggetto. Morgana si palesava e diceva esser ivi giunta in quella figura per isterminare il Principe, come vedrà; che dovesse incominciar le feste. Leandro la ringraziava, la chiamava Regina dell’ipocondria. Morgana si ritirava. Si spalancavano le porte del cortile.

Comparivano sopra un verone di facciata il Re, il Principe ipocondriaco, impellicciato, Clarice, Pan-