Pagina:Gozzi - Memorie Inutili, vol 1, 1910 - BEIC 1837632.djvu/36

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30 memorie inutili


Do un sincero picciolo cenno del mio temperamento sino dalla mia puerilità a’ pronosticatori, i quali, se si vorranno dar la briga di esaminare tutte le persone che ho praticate, tutti i domestici che m’hanno servito, rileveranno che la mia taciturnità e il mio sorpassare, la mia costanza per il correr degli anni, non si sono alterati; ch’io guardo le vicende del mondo sempre con occhio ridente, e che mi scossero soltanto quelle che attaccarono l’onor mio.

Il disordine della famiglia non era ancora giunto a rendere impossibile una regolare scolastica educazione ne’ figliuoli.

I miei due fratelli maggiori, Gasparo e Francesco, entrarono ne’ collegi e furono in tempo di poter bere a tutti i fonti delle scuole metodiche successive; ma le spese inopportune, non misurate con l’economia e co’ numerosi frutti d’un matrimonio, introdussero in breve giro d’anni l’impossibilità alle buone regole di educazione riguardo agli studi.

Io fui consegnato ad un dotto parroco di villa per alcuni anni, indi ad un prete di Venezia, d’una dottrina sufficiente e d’ottimi costumi, per qualche tempo.

Un liceo di due sacerdoti genovesi, che insegnavano a parecchi nobili e a parecchi ignobili, fu l’asilo in cui scorsi que’ studi che può scorrere sino all’età di quattordici anni un giovine, amante de’ libri ed avido d’apprendere qualche cosa.

Eravamo in quel liceo circa a venticinque scolari. Scorrevamo tutti gli studi medesimi con qualche differenza di classe, ed ebbi occasione di conoscere chiaramente dopo molti anni, che i maestri sono utilissime guide a’ giovani amanti dello studio, e deità inefficaci e noiose per quelli che l’abborriscono.

L’ozio e il vizio cancellano nella mente de’ mal inclinati tutte le semine de’ precettori, e vidi e vedo piú di due terzi de’ miei condiscepoli, ignobili, a’ quali la Gramatica, l’Umanità, la Rettorica non hanno altro insegnato che ad ubbriacarsi alle taverne, a portar delle sacca prezzolati, ed a gridar per le vie: «Mele cotte susine e marroni!», con un paniere sul capo e una bilancia appiccata al fianco. Miserabile condizione de’ padri!