Pagina:Gozzi - Memorie Inutili, vol 1, 1910 - BEIC 1837632.djvu/37

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parte prima - capitolo ii 31


Scorgendo io lo scoglio cagfionato dalle circostanze della famiglia ad un mio piú lungo corso nelle scuole, credei co’ pochi semi acquistati di poter aiutarmi da me medesimo, per non rimanere ignorante affatto.

L’esempio di Gasparo mio maggiore fratello, la cui passione per gli studi era pubblicamente lodata, aggiungasi il mio buon volere, mi tenne inchiodato sopra a’ libri di tutti i generi, né comprendeva che ci fosse diletto considerabile fuori del leggere, del riflettere e dello scrivere.

La poesia, la lingua purgata italiana e l’eloquenza erano in quel tempo studi in andazzo e pregevoli. Le adunanze de’ giovanetti in Venezia erano molte su questi tre argomenti, de’ quali oggi è perduta ogni traccia, forse per maggior utilità de’ concittadini.

V edo una infinità di giovani scapestrati, nani superbi, presuntuosi, leggeri, oziosi e perniziosi. Non so quali sieno i loro studi, e tuttoché quello della poesia, della nostra purgata lingua e dell’eloquenza tenesse al tempo de’ miei anni giovanili innumerabile gioventú civile occupata in emulazione e morigeratezza, loderò un bulicame di persone ben nate, che baldanzose sanno tutto per supposizione di saper tutto, nulla producono al mondo, non sanno scrivere tre linee di lettera co’ lor sentimenti sviluppati, né senza stomachevoli errori di grammatica o d’ortografia.

Lascierò di riflettere che la stima verso a’ grandi è necessasaria, e che quella la quale vien loro dimostrata da’ popoli, cagionata dalla lor nascita e dalla ricchezza loro, non è stima, ma falsa simulazione.

Non sosterrò che un indisiiensabile quasi giornaliere commercio di lettere diffuso con un innumerabile genere di persone, che non saranno per avventura scientifiche, ma che conosceranno se una lettera sia ben scritta o ben ridicola, possa cattivare una gran parte della stima o una gran parte del disprezzo de’ Grandi.

Non rammemoro quel ricco, posto con ingegnosa verità dal signor Merciè nel suo dramma Indigenza, il quale non poteva scrivere un urgentissimo viglietto, perché il suo secretarlo era fuori di casa.