Pagina:Gozzi - Memorie Inutili, vol 1, 1910 - BEIC 1837632.djvu/38

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32 memorie inutili



Non dirò nulla a molti scientifici precettori de’ rampolli de’ Grandi d’oggidi, che, deridendo e sprezzando a’ loro alunni le belle lettere e la soda corretta eleganza, allevano de’ geometri, de’ matematici, de’ fisici, de’ filosofi, degli astronomi, degli algebratici, degli storici naturali, de’ diluvi di scienze, che poi non sanno esprimere in iscritto né ciò che hanno loro insegnato né i loro bisogni.

Tutto ciò che l’impostura dipinge agli occhi miei si rimane nella mia penna. Non voglio nimici.

Siccome quando si sta scrivendo cadono talora de’ goccioloni d’inchiostro dalla penna, i quali non servono che a fare de’ sgorbi sulla materia che si scrive, dettando le Memorie della mia vita mi caderanno frequentemente de’ goccioloni inopportuni e molesti.

Le mie applicazioni sui frivoli studi della purgata lingua d’Italia, della poesia e della eloquenza, furono di tanta fatica, di tanta assiduità, che mi vergogno a palesarle. Mi cagionarono un’emorragia di sangue dalle narici cosí eccessiva che, replicandosi di quando in quando, fui giudicato morto ben quattro volte come Seneca.

I premurosi della mia salute mi celavano tutti i libri, mi privavano della carta e del calamaio; ma io ero un abilissimo ladro per rinvenir tutto, e incagnato abbastanza per leggere e scrivere di furto ne’ stanzini disabitati.

A narrare queste verità, posso far credere a’ maligni ch’io pretenda di dipignermi degno d’un elogio, e s’ingannano. Guardandogli colla mia lente, gli assicuro anzi di far loro un benefizio d’aprir la via ad un argomento di beffeggiarmi.

Le applicazioni sopra a degli studi giudicati universalmente disutili, e che riducono l’applicato alle infermità, sono fieramente riprese dal celebre medico signor Tissot, il quale applaude soltando gli.studenti che si ammazzano sulle applicazioni che possono giovare all’umanità; e sto in buona fede che le sue applicazioni e quelle dei suoi ammiratori sieno giovevoli aH’umanità.

L’abate Giovai! Antonio Verdani, bibliotecario nella quondam scelta e magna libreria della patrizia casa Soranzo, versafissimo