Pagina:Gozzi - Memorie Inutili, vol 1, 1910 - BEIC 1837632.djvu/55

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parte prima - capitolo iv 49

scarpe e col cappello cremesi, con un aspetto sostenutissimo a me nuovo, e con una fierezza nel volto notabile.

Appresi dagli altri uffiziali che alla sua comparsa in quelle vesti occorrevano delle mute riverenze profonde, e assai diverse da quelle che si fanno in Venezia ad un patrizio togato.

Salí egli nella galera «Generalizia», mostrò di non degnarsi nemmeno di osservare i nostri inchini co’ nostri nasi sui nostri piedi. Sbandita affatto la affabilità con cui ci aveva accolti e presi per la mano in Venezia, non guardò nessuno di noi nel volto, e fece caricar di catene il giovine capitano della guardia, appellato Combat, che aveva mancato di non so quale piccola ceremonia militare nell’accoglierlo.

Osservai tutti gli astanti, sbigottiti e con gli occhi spalancati, guardarsi l’un l’altro.

Quelle austere novità occuparono per poco il mio cervello.

Parvemi ragazzescamente filosofando di comprendere che un nobile d’una repubblica eletto provveditor generale d’una armata e capo di due estese provincie, nel presentarsi tale, dovesse mostrarsi in un aspetto affatto diverso da quello d’un patrizio togato, per far tremare e per istillare della soggezione a tutti i subordinati, avvezzi e fatti arditi da un privato cortese accoglimento, e spesso presuntuosi e millantatori di possedere e di disporre della grazia generalizia.

Siccome ero io fortissimo nella massima di non commettere delitti, di fare il dover mio senza niente pretendere dalla fortuna, fui meno atterrito degli altri al terribile contegno e agli aspri comandi di quel signore. Diceva tra me: — Egli mi fa alquanto di paura; ma egli si degna di darsi il peso, il pensiero e lo studio di trasformare se medesimo nel contegno per farmela; — ed apprezzando la sua fatica trovava minore la mia paura, del suo disturbo.

Ritiratosi egli nella sua stanza nel profondo di quel navilio infernale, spedí il tenente colonnello Micheli suo maggiore della provincia a tutti gli uffiziali e venturieri imbarcati, a chiedere loro chi fossero e da chi raccomandati.

Dopo tante visite fattegli nel di lui palagio, tanti accoglimenti,