Pagina:Gozzi - Memorie Inutili, vol 1, 1910 - BEIC 1837632.djvu/61

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parte prima - capitolo v 55


Furono adoperati invano gli strettoi, le polveri, l’erbe, gli empiastri astringenti, le pietre simpatiche, le parole in arcano, e tutti i pentacoli divoti e magici delle femminette.

Empiuti ch’ebbi due catini di sangue, caddi in un deliquio, che il protomedico appellò «sincope» e che aveva tutte le apparenze di morte.

li sangue cessò d’uscire, rinvenni dopo un quarto d’ora, e tre giorni dopo la «sincope», mi trovai bensí debile, ma libero affatto di febbre e risanato.

La mia ignoranza non potè conciliare col caso avvenuto in quella mia infermità il parere del protomedico, il quale aveva proibito come un carnefice in quella natura di male un salasso, ma una dozina di medici franchi fisici ragionatori con dieci discorsi diversi, appoggiati a dieci ben fondate ragioni diverse, d’origine diversa e di conghietture tutte diverse, spiegherebbero diversamente questo fenomeno con somma limpidezza e felicità, illuminando o sbalordendo la mia ignoranza. Grand’intelletto ha dato messer Domenedio agli uomini!

I lettori di queste Memorie possono facilmente essere profeti sullo stato in cui si rimase, dopo quella infermità, un borsellino verde, che alla mia partenza m’era stato consegnato leggero e tisicuzzo.

Conobbi in quella amara circostanza la cordialità ingenua e soziale del signor Innocenzio Massimo, nobile di Padova, ch’era nella corte capitano d’alabardieri.

Quest’uomo, veramente raro per le doti dell’animo suo, per la sua prontezza di spirito, per il suo coraggio, per la sua attività e onoratezza, fu l’unico intrinseco amico ch’io avessi in quel triennio di lontananza dalla mia famiglia, terminato il quale, non correr di tempo, non distanza di luogo, non umane vicende poterono troncare o diminuire l’amicizia nostra, che da trentacinqu’anni circa è ancora e sarà sempre la stessa.

Alcune qualità ed alcune massime indivisibili dal suo temperamento: verbigrazia, di non voler sofferire offese; di non voler essere ingannato; di scoprire con penetrazione l’ingannatore; d’opporsi nella sua famiglia alle superflue spese introdotte