Pagina:Gozzi - Memorie Inutili, vol 2, 1910 - BEIC 1838429.djvu/14

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8 memorie inutili


Le dirò — diss’egli — quella veritá che direi dinanzi un altare, dalla quale Ella rileverá ch’io non ho alcuna colpa de’ trapassi di mia moglie. Il signor Gratarol — proseguí — s’introdusse le sere sul palco scenario con le saccocce piene di confezioni e d’agrumi canditi, dispensando a’ comici ed alle comiche i suoi favori, ma in vero mostrando della distinzione notabile per mia moglie. Una sera sfoderò di que’ confetti che si chiamano «diavoloni», a’ quali mia moglie fece de’ gran elogi. La mattina successiva comparve nella nostra casa un servitore del signor Gratarol con una gran scatola di confetti «diavoloni» in dono, con un vigliettino indirizzato a mia moglie. Il contenuto del viglietto era ch’egli si prendeva la libertá di mandarle di que’ «diavoloni» ch’ella aveva lodati, aggiungendo che s’egli credesse di non dar dispiacere né a lei né ad altri verrebbe a farle delle visite da lui estremamente desiderate, con un’abbondanza d’altre espressioni gentilissime. Mia moglie volle tosto consegnare al servo un ciglietto di risposta co’ doverosi ringraziamenti per i «diavoloni», aggiungendo che le di lui visite erano a lei d’onore, che le sarebbero carissime e che non v’era nessuno che potesse aver dispiacere ch’ella ricevesse la grazia delle sue visite. — Come! — diss’io alla moglie leggendo quel viglietto — non dare questa risposta; anzi rifiuta con civiltá e prudenza le di lui visite. Questa novitá potrebbe destare nella compagnia delle dicerie perniziose al tuo onore, e il conte Gozzi, nostro buon compare, consigliere, assistente e famigliare da tanti anni, potrebbe benissimo offendersi che tu non gli abbia nemmeno chiesto consiglio in questa faccenda. Ella gridò meco, mi trattò da stolido, e volle spedire la sua risposta a suo modo contro la mia volontá. Con mia moglie il mio gridare e il mio tacere è la cosa medesima, com’Ella sa. Signor compare, le giuro per quanto v’è di piú sacro che questa è la pura veritá: le visite giornaliere e notturne del signor Gratarol incominciarono, perseverarono e divennero solenni, come è a lei noto, senza mia colpa e senza mio consentimento.

Mi piacque moltissimo l’ingresso de’ «diavoloni» forieri e la storia di quelle visite. Sono giusto. Protesto che in quella