Pagina:Gozzi - Memorie Inutili, vol 2, 1910 - BEIC 1838429.djvu/161

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parte seconda - capitolo xlvi 155

delle scoperte e principalmente nelle invenzioni e ne’ cambiamenti delle innumerabili follie della moda; in traccia come bracchetti di sedursi gli uni con l’altre, le altre con gli uni; gareggiare nelle lascivie e nel lusso per rovinarsi e per desolare le loro famiglie a vicenda; ridersi de’ Platoni, de’ Petrarchi; lasciare la vera sensibilitá del cuore inoperosa, credere la brutalitá de’ sensi, leggiadramente vestita, sensibilitá; cambiare la indecenza in decenza; chiamare ipocriti tutti quelli che pensano diversamente ed ardere incensi con filosofica solennitá al culto del dio degli orti; furono tutte cose che dovevano presentarsi agli occhi miei in un aspetto di lagrimevole tragedia, e tuttavia non furono mai che una farsa piacevole all’interno mio niente stupefatto e niente ammiratore de’ capigiri dell’umanitá. Lasciando godere a’ nostri filosofi d’oggidi le loro belle scoperte sul mondo, mi sono spassato colle scoperte mie nel mio interno sopra a cotesti filosofi d’oggidi.

Gli amici miei di stretta amicizia furono pochi, perché dilatando troppo l’amicizia non siamo veri amici di nessuno, ed io fui come il Berni

degli amici amator miracoloso;

né tempo né lontananza né qualche sgarbo da me ricevuto hanno cagionato giammai il menomo raffreddamento nelle mie intrinseche amicizie solidissime ancora. Il mio interno s’è acceso in qualche raro momento d’irascibile per de’ torti ricevuti, ei flemmatici sono piú risoluti in questi tali momenti de’ non flemmatici; ma pochi istanti bastarono alla mia riflessione a calmare il mio interno, che non volle giammai soffrire il fastidio di alimentare né livore né desidèri di vendette.

Ho un istinto risibile tanto in sui spiriti deboli che credono tutto, quanto sui spiriti forti che ostentano di non creder nulla; ma ho giudicati spiriti piú deboli i secondi de’ primi, perocché i primi non cagionano né bene né male sull’umanitá, e i secondi non fanno che introdurre in essa la mala fede, il sospetto, una sbrigliata voluttá, e che rovesciarla nel disordine, nella confusione e in quelle calamitá che si possono vedere senza porsi