Pagina:Gozzi - Memorie Inutili, vol 2, 1910 - BEIC 1838429.djvu/165

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parte seconda - capitolo xlvii 159

mai usata l’arte iniqua della seduzione co’ discorsi, né mi sono mai presa la piú picciola libertá stimolatrice.

Languendo ne’ soavi sentimenti affettuosi, pretesi in una donna una simpatia e una inclinazione eguali a quelle che provava io, e che una caduta dovesse dipendere da uno di que’ reciprochi ciechi improvvisi trasporti che affogano la ragione reciprocamente, la cui violenza reciproca non ha piú freno. Niente sarebbe stato di piú delizioso all’animo mio del contemplare una donna arrossire sbigottita e tener gli occhi bassi alla terra dopo essere caduta per una cieca violenza d’affetto all’abbandono del principale errore amoroso. Averei considerato ch’ella avesse fatto per me il maggiore de’ sacrifizi com’è quello dell’onore e della virtú da me tanto considerati. La averei adorata. Mi sarei sviscerato nel rassicurarla, e senza giurarle costanza sarei stato costantissimo dal canto mio nell’amare una cosiffatta amica. Per altro averei sfidati tutti gli uomini della terra a fare un distacco piú subitaneo, piú fermo, piú insuperabile di me, per quanto fosse costato al mio spirito, qualora avessi scientemente scoperta quella donna d’un carattere diverso da quello che aveva immaginato e aveva concepito di lei, rispettando tuttavia a costo della mia vita il di lei onore e la di lei buona fama.

Questa mia delicata o strana maniera di pensare sull’amore potè facilmente essere ingannata ne’ miei freschi anni, ne’ quali il sangue bolle, l’amor proprio è piú ragionevole nel lusingarsi e il grand’acquisto della esperienza è ancora da farsi.

Le storielle de’ miei primi amori faranno poco onore al bel sesso; ma prima di narrarle, protesto d’aver sempre considerata in me la sfortuna d’essermi male abbattuto nell’amore, senza lasciar di credere che ci possano essere molte fenici nelle quali non fui degno d’incontrarmi.

Superata ch’ebbi la mortale infermitá da me sofferta ne’ primi giorni del mio arrivo a Zara, infermitá avuta e superata in quella squallida stanza da me descritta nella prima parte di queste Memorie, passai ad abitare in uno di quegli alloggi detti «quartieroni», posto sulle belle mura di Zara sopra al mare, fabbricati ad uso degli uffiziali.