Pagina:Gozzi - Memorie Inutili, vol 2, 1910 - BEIC 1838429.djvu/25

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parte seconda - capitolo xxvi 19

beni ch’ella godeva dal punto del mio abbandono, senza esprimere quest’abbandono non confacente con la sua alterigia. Candele di cera erano i suoi lumi; ottimi vini, perfetto caffè, zuccheri fini, cioccolata eccellente, con altre delizie che le inondavano la casa, e tutto regalato, erano i beni, argomento delle sue imprudenU esagerazioni.

Fermo nella mia taciturnitá, in cui cercai sempre il mio divertimento facendo l’osservatore sull’umanitá, contemplando e ascoltando quella femmina, il mio viso non era che ridente, il mio cuore non faceva che dire ciò che doveva, commiscrando la mia povera scuola di cinqu’anni gettati.

Che piú? Forse per mostrare disprezzo vendicadvo contro a quella mia povera scuola, ella giunse senza rossore a dar animo e di far degl’inviti lusinghieri al vecchio comico vizioso, donatore d’abiti di raso bianco, da cui nel passato era stata perseguitata e da cui io l’aveva difesa, e ad invitarlo da lei con le medesime seguenti parole: — Giá ora non ho nella mia casa seccagginosi morali predicatori di mondani riguardi.

Le mie osservazioni trovavano un bel campo da spassarsi sul carattere metamorfosato e sviluppato di quella giovine in un giro di pochi mesi dall’abilitá de’ suoi novelli amici.

Mi piaceva particolarmente la ostentazione del faceto suo orgoglio con cui cercava di far credere ch’ella s’era liberata di me, come se non fosse veritá ch’io m’era liberato di lei ad onta delle sue pretese, de’ suoi tentativi, delle sue circuizioni e insistenze. Senza queste ed altre consimili osservazioni diligenti sulla umanitá non si possono comporre delle commedie. Confesso però ch’io non rideva meno di lei che di me e de’ miei cinqu’anni di ranno e sapone gettati.

Fui sempre in guardia di non usare con lei alcun tratto che olezzasse di sgarbatezza e attentissimo nella mia reale indifferenza ad usare la piú diligente civiltá: ma la mia indifferenza compariva sempre piú agli occhi suoi disprezzo, per quanto studio usassi dal canto mio; ed è perciò ch’io viveva con del sospetto, conoscendola per esperienza una farfalla puntigliosa, zolfurea, audace, imprudente, vendicativa e arrischiata.