Pagina:Gozzi - Memorie Inutili, vol 2, 1910 - BEIC 1838429.djvu/282

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276 memorie inutili

Ella è l’unico vostro testimonio contro di me. Ho io piú di venti testimoni ch’io non dissi altre parole su quella lettura che quelle notate nelle mie Memorie, perduta ch’ebbi la pazienza sulle di lei affettate, caricate, disturbatrici smanie, foriere del di lei vendicativo attentato.

Ella voleva farvi ministro delle sue vendette, e la vostra testicciuola in confabulazione con lei ha bevuto tutto ciò che non era né vero né probabile dopo un anno del mio abbandono, ma ch’era necessario per fomentare e accendere la vostra ambizioncella e il vostro irascibile contro me.

Mi rincresce, amico, che ne’ vostri processi e ne’ vostri «seppi» vi dipingete da voi medesimo piú leggera donnicciuola pettegola che non fu la vostra attrice per farvi girare come una trottola.

Voi confessate nella pagina medesima 23 questa vostra opinione sulla mia commedia: «Riconobbi che in complesso e l’azione e il dialogo della commedia mantenevano il consueto sistema del conte Gozzi, qualunque cosa egli scriva, vale a dire una sana critica sul costume».

Riscaldato poscia il vostro cervelletto dall’arte con cui la attrice v’ha abbeverato, interrogata da’ vostri cancellereschi eterni smaniosi sospetti che si leggono nella vostra Narrazione, ne’ quali ella vi aveva involto, la mia commedia divenne alla vostra fantasia alterata quella che lineate nella pagina 26 de’ vostri libelli per questo modo: «Il gioco della satira a dir vero sorpassò alquanto la mia aspettazione; cioè, non che scopertamente me prendesse di mira, ma sotto mascherati veli si raggirava essa da capo a fondo per tutta la azione, né v’era scena o personaggio che non fossero pregni de’ suoi equivoci e amari sali. Moltissimi però di questi non potevano essere conosciuti che da pochissimi uditori; anzi son d’opinione che buona parte non sieno stati intesi da altri fuor che da me e da un virtuoso e caro amico, da cui il vedermi per sempre diviso, nel desiato punto di stringer seco la vita, acerbamente mi pesa».

Il vostro «virtuoso e caro amico», ch’io pure stimo ed amo e su cui pongo la mano, era un vostro catellino fedele, che coltivava di «stringer con voi» la vita nelle successive