Pagina:Gozzi - Memorie Inutili, vol 2, 1910 - BEIC 1838429.djvu/307

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lettera confutatoria 301

e che veramente riguardo a me non sono che corpo ed anima della menzogna, è pur delizioso il leggere: «Mi venia detto, né so se fosse vero, che il conte dopo il mio biglietto viveva con una grandissima apprensione, temendo di venir salutato da parte mia come meritava», — con quanto segue di turpissimi millantatori sicarieschi riflessi leggiadri, indegni dell’animo d’un nobile padovano.

Chi mai ha consolata la vostra boria vigliacca narrandovi la grand’«apprensione» in cui «viveva» io delle vostre assassine azioni? Scommetterei che la relazione fu della attrice vostra amante, unica fonte della lunga filza de’ vostri «seppi», «seppi» e «seppi» a me relativi ed unico movente alle vostre stolide violenti direzioni.

A tutte le vostre lorde plebee millanterie da smargiasso ridicolo, oltre all’essere rintuzzate dalie veritá delle mie Memorie, risponderò soltanto colla confessione che fate voi medesimo nella vostra pagina 56 della terribile paladinesca condotta da voi tenuta dopo aver scritto e promulgato l’infame vostro viglietto. Eccola: «Erano omai nove giorni che senza essere ammalato non usciva di casa: bisognava che ne sortissi per non ammalarmi».

La vostra natura, superba, petulante, proditoria, timida e vile ad un tratto, doveva scrivere e aggredirmi col mezzo d’un povero servitore con un viglietto infamatorio sigillato, e far poscia spargere quel viglietto in copia per la cittá dalle mani altrui, perché i prudenti e saggi «amici vostri meridionali» esaltassero la vostra prodezza.

Ma usata una cosí bella decorosa prodezza, conveniva che la vostra natura, superba, petulante, proditoria, timida e vile ad un tratto, si chiudesse in casa per «nove giorni» senza uscire nemmeno colla punta del naso. Se paternamente non foste stato obbligato a scrivermi un viglietto di ritrattazione, e se un tribunale supremo, che metteva in soggezione voi e me, non fosse frapposto tra le vostre follie e la mia sofferenza, credo che sareste ancora chiuso in casa a far capolino e a ricevere gli applausi da’ vostri «amici meridionali» sul portentoso vostro coraggio.