Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, I.djvu/160

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1929-1933: miscellanea i 153

vato tenore di vita»). Con decreto regio 3 dicembre 1926 fu elevata a 4/5 la quota dell’avanzo di bilancio da destinare ad opere inerenti alla ricostruzione economica e alla difesa militare della nazione già fissato in 3/4 dal R. D. del 5 giugno. Nessuno ha contestato le ragioni impellenti (!) che indussero il governo a prendere questo provvedimento eccezionalissimo, che è contrario alla dottrina finanziaria di tutti gli economisti senza distinzioni di scuole e che non trova riscontro nella pratica finanziaria di nessun altro paese. Non dovrebbe diventare una consuetudine: il Direttore Generale della Banca d'Italia nella relazione all'assemblea degli azionisti del 27 l'ha «denunziata cautamente come una tendenza nuova di far pesare sugli avanzi passati spese riguardanti l'avvenire»*. Il relatore della Giunta del Bilancio della Camera dei Deputati, Olivetti, parlando sul disegno di legge per la conversione in legge del R. D. 3 dicembre 1926 fece l'obbiezione che, come ai disavanzi registrati dall'esercizio 1911-12 a quello 23-24 si era fatto fronte con mezzi di tesoreria e accensioni di debito, cosi bisognerebbe devolvere integralmente alla riduzione dei debiti prebellici ❘12 gli avanzi registrati dal 24-25 in poi; inoltre l'avanzo potrebbe essere assegnato a dare maggiore elasticità alla Tesoreria. Però date le gravi ragioni contingenti, la Giunta concludeva per l'approvazione, augurandosi un futuro graduale ammortamento del debito pubblico. (A parole tutti sostengono questa necessità ma non se ne fa niente lo stesso). (Il senato fin dal 1920 domandò sempre: prudente riduzione della circolazione, rigorose economie, sosta nell'indebitamento ed inizio del pagamento dei debiti, vigile attenzione alla cassa del Tesoro, alleviamento delle imposte).

Necessità di chiarezza nei conti finanziari. Il denaro deve trovarsi non solo sui conti, ma nelle casse dello Stato. «Occorre studiare a fondo la quistione delle operazioni fuori bilancio le quali costituiscono una minaccia permanente a danno dei risultati attivi del bilancio. Ed invero più che una minaccia noi avemmo il danno effettivo nel periodo dall'agosto al novembre 1926 come lo dimostra il progressivo impoverimento, durante quei mesi, della cassa»*.

Le operazioni finanziarie sono quelle che si fondano sul