Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, I.djvu/331

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324 QUADERNO 3 (XX) e dei limiti precisi del proprio avversario. (Le classi inferio¬ ri, essendo storicamente sulla difensiva, non possono acqui¬ stare coscienza di sé che per negazioni, attraverso la co¬ scienza della personalità e dei limiti di classe dell’avversa- rio: ma appunto questo processo è ancora crepuscolare, al¬ meno su scala nazionale). Un altro elemento per comprendere il concetto di «sov¬ versivo» è quello dello strato noto con l’espressione tipica dei «morti di fame». I «morti di fame» non sono uno stra¬ to omogeneo, e si possono commettere gravi errori nella lo¬ ro identificazione astratta. Nel villaggio e nei piccoli centri urbani di certe regioni agricole esistono due strati distinti di «morti di fame»: uno è quello dei «giornalieri agricoli», l’altro quello dei piccoli intellettuali. Questi giornalieri non hanno come caratteristica fondamentale la loro situazione economica, ma la loro condizione intellettuale-morale: essi sono ubbriaconi, incapaci di laboriosità continuata e senza spirito di risparmio e quindi spesso biologicamente tarati o per denutrizione cronica o per mezza idiozia e scimunitag¬ gine. Il contadino tipico di queste regioni è il piccolo pro¬ prietario o il mezzadro primitivo (che paga l’affitto con la metà, il terzo o anche i due terzi del raccolto secondo la fer¬ tilità e la posizione del fondo), che possiede qualche stru^ mento di lavoro, il giogo di buoi e la casetta che spesso si è fabbricato egli stesso nelle giornate non lavorative, e che si è procurato il capitale necessario o con qualche | anno di emigrazione, o andando a lavorare in «miniera», o con qual¬ che anno di'servizio nei carabinieri ecc., o facendo qualche anno il domestico di un grande proprietario, cioè «indu¬ striandosi» e risparmiando. Il «giornaliero» invece non ha saputo o voluto industriarsi e non possiede nulla, è un «morto di fame», perché il lavoro a giornata è scarso e sal¬ tuario: è un semimendicante, che vive di ripieghi e rasenta la malavita rurale. Il «morto di fame» piccolo borghese è originato dalla borghesia rurale, la proprietà si spezzetta in famiglie nume¬ rose e finisce con l’essere liquidata, ma gli elementi della classe non vogliono lavorare manualmente: cosi si forma