Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, I.djvu/394

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


1930: (miscellanea) 387 classi economiche, nella gelatinosa struttura economica e so¬ ciale del paese, ma questa spiegazione è alquanto fatalistica: infatti se è vero che i partiti non sono che la nomenclatura delle classi, è anche vero che i partiti non sono solo una espressione meccanica e passiva delle classi stesse, ma rea¬ giscono energicamente su di esse per svilupparle, assodarle, universalizzarle. Questo appunto non è avvenuto in Italia, e la manifestazione di questa «omissione» è appunto questo squilibrio tra agitazione e propaganda o come altrimenti si voglia dire. Lo Stato-governo ha una certa responsabilità in questo stato di cose (si può chiamare responsabilità in quanto ha impedito il rafforzamento dello Stato stesso, cioè ha dimo¬ strato che lo Stato-governo non era un fattore nazionale): il governo ha infatti operato come un «partito», si è posto al disopra dei partiti non per armonizzarne gli interessi e l’at¬ tività nei quadri permanenti della vita e degli interessi sta¬ tali nazionali, ma per disgregarli, per staccarli dalle grandi masse e avere «una forza di senza partito legati al governo con vincoli paternalistici di tipo bonapartistico-cesareo»: cosi occorre analizzare le cosi dette dittature di Depretis, Crispi, Giolitti e il fenomeno parlamentare del | trasformi- 63 smo. Le classi esprimono i partiti, i partiti elaborano gli uo¬ mini di Stato e di governo, i dirigenti della società civile e della società politica. Ci deve essere un certo rapporto utile e fruttuoso in queste manifestazioni e in queste funzioni. Non può esserci elaborazione di dirigenti dove manca l’at¬ tività teorica, dottrinaria dei partiti, dove non sono sistema¬ ticamente ricercate e studiate le ragioni di essere e di svi¬ luppo della classe rappresentata. Quindi scarsità di uomini di Stato, di governo, miseria della vita parlamentare, facili¬ tà di disgregare i partiti, corrompendone, assorbendone i pochi uomini indispensabili. Quindi miseria della vita cul¬ turale e angustia meschina dell’alta cultura: invece della sto¬ ria politica, la erudizione scarnita, invece della religione la superstizione, invece dei libri e delle grandi riviste, il gior¬ nale quotidiano e il libello. Il giorno per giorno, con le sue faziosità e i suoi urti personalistici, invece della politica se¬ ria. Le università, tutte le istituzioni che elaboravano le ca- 3