Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, I.djvu/438

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I non esiste una «natura umana» fissa e immutabile e che pertanto la scienza politica deve essere concepita nel suo contenuto concreto (e anche nella sua formulazione logica?) come un organismo storicamen¬ te in isviluppo. Nel Machiavelli sono da vedere due elementi fonda- mentali: 1) l'affermazione che la politica è un’attività indipendente e autonoma che ha suoi principi e sue leggi diversi da quelli della mo¬ rale e della religione in generale (questa posizione del Machiavelli ha una grande portata filosofica, perché implicitamente innova la conce¬ zione della morale e della religione, cioè innova tutta la concezione del mondo); 2) contenuto pratico e immediato dell’arte politica stu¬ diato e affermato con obbiettività realistica, in dipendenza della pri¬ ma affermazione. L’importanza storica e intellettuale delle scoperte del Machiavelli si può misurare dal fatto che esse sono ancora discusse e contraddette ancora al | giorno d’oggi : ciò significa che la rivoluzione intellettuale 50 e morale contenuta in nuce nelle dottrine del Machiavelli non si è an¬ cora realizzata « manifestamente » come forma « pubblica » della cul¬ tura nazionale. Non che la dottrina del Machiavelli sia rimasta o fos¬ se anche al tempo suo una cosa puramente «libresca», il patrimonio di qualche solitario pensatore. Se così fosse, il Machiavelli sarebbe stato un utopista, un puro raziocinizzatore. Come disse il Foscolo, il «Machiavelli ha svelato» qualcosa di reale, ha teorizzato una pratica. Come questo è avvenuto? Non sarebbe stato il Machiavelli un politi¬ co poco machiavellico, poiché le sue norme « si applicano, ma non si dicono »? L’affermazione del Foscolo implica quindi un giudizio sto¬ rico-politico, che non si limita solo al fatto costatato dal Croce (e in sé giustissimo) che il machiavellismo, essendo una scienza, serviva tanto ai reazionari quanto ai democratici2. Il Machiavelli stesso nota che le cose che egli scrive sono applicate e sono state sempre applicate: egli quindi non vuol suggerire a chi già sa, né è da pensare in lui una pura «attività scientifica» che in questa materia sarebbe stata miracolosa al tempo suo, se oggi stesso trova non poco contrasto. Il Machiavelli quindi pensa «a chi non sa», a chi non è nato nella tradizione degli uomini di governo, in cui tutto il complesso dell’educazione di fatto, unita con l’interesse di famiglia (dinastico e patrimoniale) porta a da¬ re il carattere del politico realistico. E chi non sa? La classe rivoluzio¬ naria del tempo, il «popolo» e la «nazione» italiana, la democrazia che esprime dal suo seno dei «Pier Soderini» e non dei « Valentini». Il Machiavelli vuol fare l’educazione di questa classe, da cui deve na¬ scere un « capo » che sappia quello che si fa e un popolo che sa che ciò che il capo fa è anche suo interesse, nonostante che queste azioni pos¬ sono essere in contrasto con l’ideologia diffusa (la morale e la religio¬ ne). Questa posizione del Machiavelli si ripete per Marx: anche la dottrina di Marx è servita oltre che alla classe alla quale | Marx espli- 50 bis citamente si rivolgeva (in ciò diverso e superiore al Machiavelli) an¬ che alle classi conservatrici, il cui personale dirigente in buona parte ha fatto il suo tirocinio politico nel marxismo. Cfr Quaderno 13 (xxx), pp. 13-14. 4 432 Y QUADERNO 4 (Xlll) «